Apprendere l’Essenza-Intervista al Maestro Zhang Yun

Apprendere l’Essenza

Intervista al Maestro Zhang Yun – Arti d’Oriente Febbraio/Marzo 2006

Tradotto e integrato in italiano da Eugenio Tufino

Intervista pubblicata sulla rivista spagnola: “Tai Chi Chuan: Artes y Estilos Internos”

 Sommario: In questa intervista il Maestro Zhang Yun racconta la sua formazione nel Taijiquan con il Gran Maestro Wang Peisheng in Cina durante gli anni della Rivoluzione Culturale, delle differenze tra l’insegnamento tradizionale di allora e quello della società di oggi che stravolge il rapporto tra Maestro e allievo. Vengono poi esposte le sue considerazioni sul rapportotra le arti marziali interne cinesi e sul futuro del Taiji

Maestro Zhang, ci racconterebbe dei suoi anni di studio e apprendistato nelle arti marziali?

Sono cresciuto in Cina durante gli anni della Rivoluzione Culturale; questo allora significava che c’era una vera e propria guerra contro tutto quello che era tradizionale e nessuno insegnava apertamente le arti marziali; desideravo apprenderle ma non incontrai nessun Maestro fino agli inizi degli anni ’70. A quel tempo lavoravo come lavoratore stagionale in campagna e incontrai un giovane contadino che praticava il wrestling cinese (Shuai Jiao). Diventammo buoni amici e mi mostrò quello che conosceva presentandomi anche agli altri praticanti.

Allora avevo sedici anni, mentre loro erano sui venti anni. Un po’ più tardi mi presentarono a Luo Shuhuan, uno dei primi discepoli di Wang Peisheng.[1] Egli mi mostrò la forma lunga tradizionale dello stile Wu. La imparai in sei sessioni, cosa che impressionò Luo. Notando che ero diligente e che avevo imparato velocemente, dopo un anno decise di presentarmi direttamente al suo maestro, Wang Peisheng e mi disse che la cosa migliore sarebbe stata studiare direttamente con lui. Per me fu un grande onore, poiché nella tradizione cinese non è molto comune che il tuo insegnante ti porti a studiare con un Maestro della generazione precedente.

Dal 1975 cominciai così a studiare anche con Wang. All’inizio c’erano molte cose che non capivo. L’insegnamento a quei tempi era molto differente da oggi. I Maestri tradizionali non insegnavano molto. Spiegavano un movimento, ma non davano molti dettagli. Quando notavi qualcosa e facevi domande allora rispondevano. Se non facevi domande questo significava a parer loro che non avevi ancora bisogno di quella informazione. Ma io ripetevo molte volte i movimenti riflettendoci molto e facendo incessantemente domande.

Con Luo Shuahuan imparai che la cosa difficile era “sentire” il Taijiquan. Con lui lavorai sulla forma lunga per sette anni, che fu quanto ci volle per me, credo, per catturare l’essenza del Taiji. In quel tempo compresi delle cose, appresi differenti abilità. Si riescono a fare delle cose, vincere diversi combattimenti ma in realtà non si è sicuri di ciò che si sta facendo, non si sa se si stanno seguendo i principi. Eppure con il tempo arriva un giorno in cui certi elementi cominciano a quadrare e allora capisci. Questo è chiamato dong jin (comprendere la forza). È un gran passo in avanti perché ci sono persone che praticano per molti anni e non arrivano mai a comprendere il Taiji. Una persona può capire molte cose, ma è difficile catturarne l’essenza. Ci misi sette anni. È un lungo periodo.

Gli anni trascorsi studiando da Wang Peisheng furono molto intensi. Ogni Martedì andavo a casa sua alle nove del mattino e rimanevo lì fino alle sei o sette della sera, in questo modo era a mia disposizione per tutto il giorno, e rimanevamo soli senza nessuno che ci potesse disturbare. Potevo fargli qualsiasi domanda, sebbene a volte capitasse che non mi rispondesse come se non avesse sentito. In ogni modo in altre occasioni gli chiedevi qualcosa e forniva tutti i tipi di dettagli. A volte quando c’erano molte persone non voleva parlare. Richiedeva molta forza d’animo praticare da soli con lui.

Quando Luo Shuhuan morì prematuramente, chiesi a Wang di continuare a insegnare al nostro gruppo e riuscii a convincerlo per il sabato pomeriggio a casa di uno dei nostri compagni di allenamento. Da allora in avanti ci impartiva una lezione all’aperto in città, e cosi ogni settimana seguivo questa lezione, poi la nostra lezione privata del martedì ed il nostro piccolo gruppo il sabato sera. Studiai in questo modo fino a quando arrivai in America. Dopo continuammo a mantenerci in contatto, a volte lo chiamavo o gli scrivevo lettere e continuavo a fargli domande ma non era la stessa cosa di una comunicazione di persona. Il contatto diretto è primordiale.

Quando un buon insegnante ti spinge[2], lo può fare in un modo che puoi sentire e comprendere il tipo di azione. Può usare il linguaggio per descrivere chiaramente la sensazione. A volte può soltanto spiegare una cosa in questo modo, facendo in modo che tu la provi. Quando l’hai sperimentata diverse volte, allora puoi provare a spingere in modo da provare la stessa sensazione. Questo è l’unico modo per imparare la tecnica, ma se il tuo insegnante non te lo ha insegnato o se lo assecondi in modo approssimativo, allora non potrai mai capire.

Se studi con un Gran Maestro non è certo che tu divenga bravo. Se non ti mostra che cosa ti serve imparare, o se non hai la capacità di capirlo non serve. Il Taiji è una cosa molto personale. Non si può impararla dai libri o dai video. Ho sempre sentito che è un’arte che è stata perfezionata durante molte generazioni, a poco a poco, accumulando esperienza. E per questa ragione non credo che qualcuno possa acquisirla da solo. Il Taiji di alto livello deve esserti trasmesso.

In tal senso mi considero molto fortunato, perché ritengo che l’insegnamento che ho ricevuto mi abbia permesso di catturare l’essenza sebbene ci siano molte abilità concrete che non conosco. Queste piccole abilità, se uno capisce i fondamenti, possono farti migliorare il livello di molto, e puoi acquisirli soltanto passando molto tempo con il tuo Maestro osservando e chiedendo senza sosta.

Il mio limite quando mi confronto con i miei compagni di pratica di allora è che non lavoro duramente, non pratico abbastanza. A causa di ciò il mio gongfu non è molto elevato. C’era nel nostro gruppo un compagno di classe che praticava molto, senza sosta ma non era molto intelligente. Wang mi disse: ”Alcuni praticano molto ma sono lenti, altri, come te, riflettono molto e capiscono velocemente, ma non praticano, in questo modo nessuno di voi due diverrà molto bravo”. A volte diceva cose che ci facevano star male. (ride)

Ed è vero. Oggi rispetto ai suoi tempi noi non pratichiamo a sufficienza. Per Wang noi non praticavamo seriamente, giocavamo solamente. Invece per divenire bravi nel Taiji non si deve solamente praticare molto, ma è necessario anche riflettere molto. Ed è indispensabile anche un Maestro che ti mostri la giusta strada.

Ma è curioso, Wang diceva che quando si capisce realmente il Taiji allora si diventa una persona pigra (ride). E questo è vero, io l’ho sperimentato.

Quando sei giovane rinforzi i muscoli, combatti, senti la necessità di divenire molto forte. Ma quando “capisci”, quel che succede è che smetti di aver necessità di altre risorse, perché non ne hai più bisogno. E sicuramente ogni volta ti alleni di meno, perché ora sai che ora non avrai più bisogno di quelle cose.

Che relazione ritiene ci sia tra il Taiji e le altre arti marziali interne?

Come ho già detto prima di imparare il Taiji, avevo fatto alcuni combattimenti ed avevo anche studiato il Tongebeiquan, in particolare lo stile Baiyuan Tongbei[3]. Dopo essermi dedicato al Taiji ho continuato a fare Tongbei, ma ho smesso di combattere perché per il Taiji era una cosa troppo dura. Dopo mi sono interessato al Bagua, lo stesso Wang si offrì di insegnarmelo. Con lui imparai lo stile Liu e poi quello Cheng e Ying e anche lo Xingyiquan e il Tantui. Credo che il Bagua sia molto difficile da comprendere se è la sola arte che si pratica. Quando cominciai ad impararlo, conoscevo le basi del Taiji, e fu perciò molto più facile per me. Certamente, è una cosa diversa, ma c’è un progresso più veloce attraverso fasi distinte, perché si sa cosa si sta cercando. Bisogna soltanto seguire i passi.

Essenzialmente il Taiji, il Bagua e lo Xingyi hanno obiettivi molti simili. Essi cercano il massimo effetto con il minimo della forza. Essi affermano: “Non puoi usare la forza contro la forza!”. E utilizzano differenti metodi e tecniche per raggiungere lo stesso obiettivo. Il Taiji è basato sul vuoto, Il Bagua sul cambiamento. Nel Taiji, essenzialmente, io sono qui, tu attacchi, io neutralizzo e porto il contrattacco, ma continuo a stare nello stesso posto. Invece, il Bagua è basato su un cambiamento totale. Quando tu attacchi, mentre neutralizzo io sto cambiando e attaccandoti da un altro punto, e non sono più nel punto dove ero in precedenza.

D’altra parte il Bagua non ha dei principi espliciti come il Taiji.Attraverso la sua lunga storia, il Taiji ha avuto grandi personaggi, anche colti che ci hanno lasciato libri sui principi. Invece nel Bagua questo fenomeno non si è avuto. I grandi maestri di Bagua erano persone che si allenavano costantemente ma non avevano istruzione. La trasmissione nel Bagua quindi è stata esclusivamente orale e perciò soggetta a cambiamento. Ci sono sempre molti cambiamenti e perdite di informazioni da ciò che una persona riceve e capisce a quello che essi trasmettono. Se si paragonano i testi classici del Bagua e del Taiji si vedrà una grande differenza in qualità.

Come risultato quando impari il Taiji si devono cercare dei chiari principi. Anche lo Xingyi li possiede ad un certo grado, ma non c’è n’è nessuno nel Bagua. I principi del Bagua non sono spiegati con chiarezza.

I classici del Taiji sono differenti, utilizzano idee dalla fisica e filosofia per spiegare I loro principi. Sono ad un livello differente.

Quali sono le differenze che ci sono oggi tra l’insegnamento in Occidente ed in Cina?

Non vedo grandi differenze ora, perché i cinesi stanno diventando sempre più come gli occidentali. In Cina alcuni della mia generazione ancora vivono la tradizione. Secondo l’insegnamento tradizionale, lo studente si allena e non fa molte domande. Bisogna lavorare duramente e dimostrare al proprio insegnante che si possiede il potenziale per farti insegnare di più.

Ora in Occidente ed anche in Cina l’insegnamento è diventato in stragrande maggioranza un fatto commerciale. Si va alla lezione e si paga oppure si viene pagati, ma quello che è insegnato o imparato non è così importante.

Le idee tradizionali, la società, le usanze: tutto ciò mette pressione sullo studente. Con l’insegnamento tradizionale se si prova, si impara. Ma se sei pigro, nessuno vuole insegnarti. Comunque, precedentemente era più probabile che tu usassi le arti marziali per tutta la vita ma ora tutti le imparano come hobby senza nessuna pressione.

Se si paga per la lezione non importa a nessuno se poi non ci si allena. Nel passato ti avrebbero cacciato dalla scuola ed avresti avuto difficoltà a trovarne un’altra, perché avrebbero pensato che non avevi potenzialità. Ora ciò non è più importante. Una persona sente di voler studiare Karate e comincia. Dopo un mese passa all’Aikido o comincia a fare Shaolin oppure Taiji. Si può fare quello che si vuole e a nessuno importa. Questa costituisce una gran differenza.

Perché la maggior parte delle persone va a lezione? “Oh, perché voglio rilassarmi, fare qualche esercizio o forse soltanto perché sono curioso”. Non c’è alcuno sforzo per essere accettati, per imparare quel che c’è stato insegnato per raggiungere un livello più alto. Prima, sin dall’inizio bisognava riuscire graditi all’insegnante, andare a casa sua, fare i lavori di casa per far si che egli stesse bene con te. Se poi si fosse trovato in un buono stato d’animo forse un giorno ti avrebbe insegnato una tecnica. Dopo andavi a casa e ti esercitavi per molto tempo. La volta successiva vedendo che avevi padroneggiato quel che ti era stato insegnato forse ti avrebbe spiegato qualcosa di più. Era necessario che il Maestro si fidasse di te, non soltanto come persona, ma anche che avesse fiducia che potessi divenire bravo. Se non si pratica duramente non si può diventare abili. Perché dovrebbe allora insegnarti? Se un Maestro non insegna ad uno studente pigro può essere criticato. Ma se egli prova ad insegnargli e lo studente non raggiunge un alto livello, questo danneggia la sua reputazione. I maestri del passato pensavano: “Se io t’insegno e tu non divieni bravo, quando morirò le persone ti vedranno e mi giudicheranno dal tuo livello”. Essi diranno: “Yun non era bravo. Ho battuto il suo discepolo senza fatica”(ride). Così anche questo era importante. Ma la società cambia e cosi anche l’insegnamento.

Allora credi che poiché le persone non hanno il tempo e la propensione per la pratica, la qualità del Taiji diminuirà?

Credo che col tempo a poco a poco i livelli più alti si perderanno e diverrà sempre più comune un livello più basso. Oggi chiunque insegna e spesso il livello dell’insegnante è basso, così possono insegnare soltanto ad un basso livello. Sanno fare qualche forma, il rilassamento, parlare dello yin e dello yang, un po’ di tuishou e conoscono qualche trucco. Questo va bene per iniziare, ma è troppo elementare.

Il problema è che molti insegnanti conoscono soltanto le basi, e dimenticano di spiegare ai loro studenti che c’è molto di più. Se io racconto a qualcuno le cose che Wang poteva fare, non mi crederebbero. Poiché le persone credono soltanto a ciò che è stato visto. In questo molto il vero Taiji andrà perdendosi. Non so quanto tempo ci vorrà, ma si sta andando in quella direzione. Quello che si può fare è aiutare le persone che realmente vogliono imparare e cercare di rallentare questo processo, poiché questa è la direzione verso la quale si sta andando. conoscere

Frequentemente le persone mi dicono “Conosco il Taiji”. E quando gli chiedi che cosa fanno, si scopre che conoscono una forma ed hanno soltanto un’idea di base dei movimenti. Manca molto, tutti i dettagli che non c’e’ stato il tempo o la pazienza di insegnare e di raffinare tutto il materiale che è stato ignorato. Purtroppo queste persone pensano di conoscere il Taiji e questa è l’idea che comunicano.

Ciò avviene per molti livelli della società di oggi, perché queste cose non sono necessarie. Ci sono poche persone che vogliono investire tutto il tempo e lo sforzo necessario per arrivare ad un livello decente di Taiji. Pensate per esempio al Basket, al NBA. I giocatori guadagnano milioni di dollari ed eccitano milioni di fan. E perché? Perché alla società piace guardarli. I giocatori riescono a fare incredibili movimenti, fantastici salti e tutto ciò emoziona la gente. La ragione è che in questa società le persone hanno bisogno di queste cose. Dopo aver lavorato tutto il giorno, le persone tornano a casa esauste e si mettono a guardare lo sport. Questo ti fa sentire bene, e non hai bisogno di esercitarti, ma cosi paghi del denaro per lo spettacolo.

Molti altri non seguono questa via e cercano il successo, perché ciò offre la possibilità di essere milionari e divenire degli idoli per la gioventù. Allora se hai una qualche abilità, ci provi, sebbene sia molto difficile. E pochi raggiungono il successo. Tuttavia, oggi il Taiji è qualcosa per la soddisfazione personale e la crescita. Nessun altro oltre noi stessi lo apprezzerà e nessuno pagherà per vederci, significa che non ha meriti commerciali o sociali. Ma, nella Cina tradizionale potevi essere anche povero ed ignorante ma se eri uno davvero bravo nelle arti marziali potevi raggiungere il livello più alto e vivere vicino all’imperatore ed essere ricco e ammirato. Yang Luchan[4] o Dong Haichuan[5] vissero nel palazzo e non facevano altro che arti marziali. Se mostri che sai farlo abbastanza bene allora riceverai il tuo premio.

Allora si diceva, “Pratica le arti marziali, divieni il migliore e venderai la tua arte alla famiglia imperiale “. Perciò tra il XVII ed il XIX secoloci fu un grosso gruppo di importanti artisti marziali a Beijing. La competizione era feroce ma la ricompensa per il migliore era alta. Questo è il motivo per cui c’erano molte sfide. Se qualcuno voleva insegnare doveva esser pronto a combattere, perché altrimenti nessuno gli avrebbe dato attenzione. Se qualcuno apriva una scuola, doveva allenarsi perché avrebbe dovuto dimostrare in continuazione che era bravo. E se qualcuno decideva di creare un nuovo stile o una variante molte persone si sentivano in diritto di metterlo alla prova. Oggi invece ogni giorno appaiono nuovi stili.

Anche all’interno delle scuole le sfide erano comuni. Ricordo di esserci passato anche io. Dal momento che cominci ad avere discepoli devi dimostrare il tuo livello. Era comune incontrando un fratello[6] della scuola del tuo Maestro che qualcuno dicesse: ”Zio, per favore insegnami qualcosa”. Questo era un complimento ma anche una sfida. Significava: ”Insegnami qualcosa che non so, mostrami che sei meglio di me” Ai vecchi tempi dicevano: ”Se vuoi divenire famoso, batti tuo zio”. Invece oggi si può divenire famosi senza dimostrare mai di essere bravi e questo non serve a nulla alla preservazione dell’arte.

 


[1] Wang Peisheng (1919-2004), trascorse la maggior parte della sua vita a Beijing. Fu uno dei maggiori esponenti dello stile Wu del Nord (Jianquan) che apprese da Wang Maozhui e Yang Yuting. Nel 1953 creò una forma breve di 37 posizioni dello stile Wu, molto apprezzata per la sua bellezza ed equilibrio. Padroneggiò anche il Bagua Zhang che studiò sin da adolescente con Ma Gui(allievo di Yin Fu e di Dong Haichuan) e lo Xingyi Quan. (NdT)

[2] il Maestro Zhang Yun si riferisce al Tuishou (Spinta con le Mani), pratica del Taiji dove due persone portandosi a contatto con le braccia testano l’un l’altro il proprio bilanciamento e abilità. (NdT)

[3]Il Tongbei Quan è una delle arti marziali più famose nel nord della Cina. (NdT)

[4] Fondatore dello stile Yang del Taijiquan. Yang Luchan trascorse molti anni al Villaggio Chen nel Henan adimparare il Taijiquan, successivamente si recò a Beijing dove fu istruttore nel Palazzo Imperiale e si conquistò la fama di Yang l’Imbattibile. Yang Luchan fu fondamentale nella diffusione del Taijiquan.(NdT)

[5] Fondatore del Bagua Quan. Contemporaneo di Yang Luchan, anche Dong Hai Chun fu istruttore al Palazzo Imperiale. Fu un combattente formidabile. (NdT)

[6] I gruppi di arti marziali in Cina si strutturavano seguendo lo schema di una famiglia reale. Allievi dello stesso Maestro (Shifu) tradizionalmente venivano considerati “fratelli di kung fu”. In tal senso quindi uno zio indicava un fratello di pratica del proprio Maestro. (NdT)

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